Fashion Web Marketing

Archive for luglio 2010


[da http://fashionscollective.com]

I l uxury brand sono arrivati un pò in ritardo nell’abbracciare la mentalità Social Media.

Ora che stanno finalmente comprendendone l’utilità, devono affrontare le sfide e i problemi dovuti ai loro limiti tecnologici.

Non è facile, infatti, riuscire ad unire mentalità “tecniche” o comunque votate al web sociale con mentalità abituate da anni a confrontarsi con marchi di lusso notoriamente “conservatori” nelle abitudini di marketing.

Ecco quindi alcune domande che i brand dovrebbero porsi nell’approcciare una campagna sui social media:

  1. Come percepiscono il brand i clienti attuali? Come interagiscono questi clienti sul Web, al di fuori dall’ambito del brand?
  2. La campagna attuata dal Brand si sta focalizzando sulle piattaforme Social più utilizzate dagli utenti-target?
  3. L’idea chiave che sta dietro alla campagna riesce a trasmettere valore prima di tutto al consumer e successivamente al brand stesso in modo che il brand sia comunque in linea con questo valore?
  4. Come si misura il successo sui social media? Quali sono le metriche che si vogliono tenere in considerazione?
  5. Quale sarà l’influenza del successo della campagna attuale sulle successive?  (Loyalty programs, idee che possono far nascere nuove campagne etc)

[immagine di Suzanne DeChillo/The New York Times]

Da questo articolo vediamo come finalmente ora, dopo anni di reticenza, anche i principali Brand di Alta Moda stiano prendendo coscienza dell’utilità e dei vantaggi derivanti dall’apertura di Web Showroom o Veri e Propri Shop Online.
Inizialmente visti come qualcosa di troppo “cheap”, sono invece essenziali per superare il periodo di crisi che vede i grandi magazzini riempirsi di avanzi di magazzino.
Con le giuste strategie, anche un semplice sito web può trasmettere l’essenza del brand e l’aria chic che si respira in un negozio.
I vecchi siti legati ai fashion brand erano fondamentalmente inutili, presentando magari homepage super imbellettate e ricche di effetti, ma prive di informazioni utili e quindi lasciate a sè stesse e sicuramente poco visitate.

Chiaramente con uno shop online si dovrà rinunciare alla raffinata presenza di commessi ben preparati, ma la tecnologia avanzata permette ora di zoomare sui capi, di offire supporto real-time ai clienti, video con sfilate e addirittura può offrire il valore aggiunto, per l’utente, di trovare capi che nei negozi “fisici” non si troverebbero, edizioni speciali create appositamente per gli utenti Web etc.

Dopo anni di “paura di perdere la propria esclusività”, quindi, anche Marc Jacobs si è “abbassato” alla vendita online, insieme agli altri marchi Jimmy Choo, Hugo Boss, Vince, Lancôme, St. John, Theory, Kiehl’s, Lilly Pulitzer, Donna Karan e La Perla.

Non ci resta che aspettare e verificare quanto ci sapranno fare questi brand con il magico mondo di Internet.


Questo articolo
http://www.signature9.com/fashion/fashion-fakes-go-social-big-brands-struggle-to-keep-pace
ci segnala come oggi esistano realtà sul web che commerciano prodotti “fake” che riescono ad attuare strategie di web marketing a volte più efficaci rispetto a quelle dei VERI brand. Questo anche perchè i luxury brand si focalizzano spesso più sulle procedure legali da attuare per “togliere di mezzo” i nemici illegali che sulla promozione dei loro siti.
Ad esempio, il brand Christian Louboutin ha creato un’ intero sito dedicati al problema delle imitazioni ( http://www.stopfakelouboutin.com/index.php/en ) quando invece il vero problema era, ed è, costituito dal loro stesso sito ufficiale, http://us.christianlouboutin.com/, pesante in termini di caricamento e di contenuti Flash “ingombranti” e con un’esperienza utente non esattamente ottimale.

Nel frattempo i piccoli ed abili rivenditori di marchi fake (Christian “Iouboutin”, Gucci, Louis Vuitton, Chanel..) continuano a farla franca su Facebook tramite annunci a pagamento ma anche tramite suggerimenti “organici” indirizzati ad utenti targetizzati per interesse (la campagna web “contraffatta” diventa in questo modo puramente VIRALE).
In conclusione, quindi, i luxury brand posseggono il potere legale ma mancano di quella creatività tipica invece dei piccoli competitors contrabbandieri.

[fonte: RUGBY by Ralph Lauren ]

Molti dei più famosi fashion brands si sono recentemente focalizzati sulle mobile apps.

Ma poca attenzione è stata rivolta, invece, ai mobile websites. A volte questi ultimi potrebbero invece avere più senso rispetto alle applicazioni.

Innanzitutto gli HyperLink: il loro potenziale è formidabile. Inventati da Tim Berners-Lee per fungere da semplici connessioni, sono stati poi trasformati da Google in  “moneta di scambio”. Quando cerchiamo qualcosa sul web, i motori analizzano i link per valutare le relazioni tra i vari contenuti.

Purtroppo le applicazioni mobile non hanno niente come gli URL a cui si possano associare hyperlink: appaiono quindi come una sorta di “cittadini del web” di seconda classe e conducono quindi un’ esistenza quasi isolata.

Ad esempio, ‘googlando’  “Chanel Fashion Show”  troviamo un video di una sfilata per la collezione Primavera/Estate 2010.  Cliccando poi sul link, ci si apre sul browser del telefonino la pagina  ufficiale Chanel.com e NON l’applicazione iPhone Chanel, nonostante l’avessimo installata.

In questo senso, per assicurare ai propri clienti un’esperienza “usabile”, Chanel dovrebbe sviluppare un sito Web Mobile ottimizzato per la ricerca e la visualizzazione sui browser mobile, anche per quegli utenti che avessero l’applicazione iPhone già installata. Il risultato sarebbe quello di avere doppi costi di sviluppo e diverse interfacce untete per lo stesso contenuto.

Per non parlare poi delle piattaforme. Le applicazioni dipendono dalla piattaforma e dal device. Oggigiorno le piattaforme dominanti sono iPhone OS, Android OS, Web OS, Symbian e RIM OS. Ma pian piano ne verranno fuori sempre di nuove, con conseguente e crescente frammentazione.

Questo implicherà poi un team di developers al lavoro che sappiano lavorare con tutte le diverse piattaforme per poi testarle. Tutto ciò diventa un processo costoso in termini di tempo e denaro, confrontato con la semplicità della costruzione e caricamento di un normale sito web per il mobile.

C’è poi la barriera costituita dagli application stores “recintati”, che hanno il potere di respingere le applicazioni degli utenti per i motivi più disparati.  Per un sito web, il motore di ricerca non pone nessuna barriera o processo di approvazione. Purtroppo non c’è modo di “raggirare” questo ingombrante aspetto dell’application review, in quanto le applicazioni non sottoposte a controlli potrebbero davvero danneggiare il nostro smartphone. I virus mobile non sono certo per deboli di cuore.

In alcuni casi lo sviluppo di una vera e propria applicazione è sì più utile: quando si parla di strategie che richiedono una valocità e una grafica da videogioco, processori audio potenti o l’accesso alla webcam o alla rubrica del telefono…

In altri casi, però, l’app non è così necessaria. Questo anche grazie all’avanzamento tecnologico dei browser web per Mobile, che permettono ora l’allocamento di dati in locale, la geo-localizzazione e interfacce utente multi-touch.

Il consiglio è quindi quello di seguire l’esempio di alcuni brand come Volkswagen  (m.vw.com) o New York Times (mobile.nytimes.com): siti web ottimizzati per il Mobile e sviluppati in diverse versioni per sfruttare al meglio le potenzialità dei diversi tipi di device.

Nel settore del fashion, chi a prendere questa direzione è stato Ralph Lauren, che ha lanciato siti come m.ralphlauren.com e m.rugby.com.

Non fraintendiamo: iPhone (e ora anche iPad) sono incredibili strumenti splendidamente creati per mostrarci contenuto “cool”. Non c’è nulla di male nel creare applicazioni device-specific quando si hanno i giusti contenuti e le giuste tattiche di buzz digitale. Se però si devono affrotnare investimenti a lungo termine e strategici legati all’ambito Mobile, i brand dovrebbero davvero focalizzarsi sul Mobile Web.

Ricordiamoci che i siti web Mobile si integrano perfettamente agli altri protagonisti del mondo digitale grazie a in/out-bound links.

Al contrario, le applicazioni mobile sono un passo indietro, ferme all’era buia della dipendenza dalla piattaforma che rende sicuramente più difficile la libera circolazione di un contenuto su internet.

In conclusione: la scelta deve essere ben ponderata 🙂

fonte dell’articolo: http://www.businessoffashion.com/2010/04/fashion-2-0-why-brands-should-focus-on-mobile-web-not-mobile-apps.html


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