Fashion Web Marketing

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Ecco  alcune ultime TIPS da segnalare prima di andare in vacanza:
In questo articolo (un pò più tecnico e improntato all’analytics rispetto a quello di cui mi occupo di solito) http://fashionablymarketing.me/2010/03/social-medias-impact-on-new-york-fashion-week/
si vuole analizzare l’impatto che ha avuto la copertura mediatica (su social media) relativa ai partner brands della NY fashion week sull’evento stesso.
Dai grafici ricavati da tool specifici per il Social Media Analytics emerge che i brand Maybelline, Starbucks e TRESemme hanno sì raggiunto l’obiettivo di organizzare eventi brandizzati durante la Fashion Week, ma non sono riusciti a generare quel buzz online consistente che avrebbe potuto portare ad un aumento della brand awareness e ad una maggiore copertura mediatica.
American Express, al  contrario, è riuscita in questo intento grazie a conversation online mediate da magazine online e avvenute attraverso bloggers, siti e social media. L’audience di questi siti e blogger, infatti, era sicuramente più matura e con una conoscenza più avanzata degli strumenti social, delle regole legate ai contenuti sul web e dell’ottimizzazione sui motori rispetto al target a cui ha puntato, ad esempio, Maybelline (per lo più donne con livello di istruzione medio-alto ma che fanno scarso uso dei Social Media e che si informano principalmente da realtà web molto commerciali come Bellazon.com e Stylelist.com, non troppo correlate con il circuito dei Social Network).
Queste conoscenze legate al web hanno fatto sì che American Express si guadagnasse una certa visibilità attraverso blogging, social networking e twitter.
Anche la partnership con l’evento “Naomi Campbell Haiti Relief Fashion Show” ha permesso poi ad American Express di accaparrarsi una buona fetta di online coverage. I numerosi riferimenti ah Haiti su Twitter, infatti, uniti a quelli legati a questo evento in particolare, hanno portato ad una copertura mediatica “mainstream”.


Questo articolo
http://www.signature9.com/fashion/fashion-fakes-go-social-big-brands-struggle-to-keep-pace
ci segnala come oggi esistano realtà sul web che commerciano prodotti “fake” che riescono ad attuare strategie di web marketing a volte più efficaci rispetto a quelle dei VERI brand. Questo anche perchè i luxury brand si focalizzano spesso più sulle procedure legali da attuare per “togliere di mezzo” i nemici illegali che sulla promozione dei loro siti.
Ad esempio, il brand Christian Louboutin ha creato un’ intero sito dedicati al problema delle imitazioni ( http://www.stopfakelouboutin.com/index.php/en ) quando invece il vero problema era, ed è, costituito dal loro stesso sito ufficiale, http://us.christianlouboutin.com/, pesante in termini di caricamento e di contenuti Flash “ingombranti” e con un’esperienza utente non esattamente ottimale.

Nel frattempo i piccoli ed abili rivenditori di marchi fake (Christian “Iouboutin”, Gucci, Louis Vuitton, Chanel..) continuano a farla franca su Facebook tramite annunci a pagamento ma anche tramite suggerimenti “organici” indirizzati ad utenti targetizzati per interesse (la campagna web “contraffatta” diventa in questo modo puramente VIRALE).
In conclusione, quindi, i luxury brand posseggono il potere legale ma mancano di quella creatività tipica invece dei piccoli competitors contrabbandieri.

Le nostre vite sono ormai invase dai messaggi. Siamo da così tanti anni bombardati da pubblicità più o meno occulte, che la maggior parte delle volte neanche ci accorgiamo più di avere appena captato una nuova informazione che poi divulgheremo, di nuovo senza prestarci troppa attenzione. Tutto questo a vantaggio del prodotto che se la riderà sotto i baffi perchè sarà riuscito a “far parlare di sè” portando acqua al proprio mulino. Diventiamo in questo modo “portatori sani” di informazioni, potenziali agenti pubblicitari, ripagati solo dalla promessa di ricevare (magari per primi) le nuove informazioni o le curiosità che prontamente diffonderemo a tutti coloro che fanno parte del nostro micro-cosmo di conoscenze. Ed ecco che torna in causa il concetto di “prosumer”, termine ormai sovra-sfruttato nell’era del 2/3/4.0….Chi si occupa di Web Marketing oggi deve, con abilità, individuare non solo un target, ma quei soggetti che al suo interno diventeranno il motore “popolante” dei social network profiles legati al nostro brand. Davide Casaleggio su “Tu sei rete” li definirebbe come “venditori” o “sneezer”, ovvero coloro che sono capaci di diffondere un certo messaggio in un linguaggio comprensibile ai non esperti di un tema. Riescono ad identificare i fattori interessanti per tutti, cosa che in ambito social network costituisce di sicuro il fattore più importante.

cornetto

L’esempio più lampante di come le persone oggi siano legate a ciò che consumano quotidianamente credo si possa trovare su Facebook. Si rimane quasi allibiti di fronte a come gli utenti “divinizzino” certi elementi quali “La punta di cioccolato del Cornetto” (questo articolo http://www.online-marketing.it/web-marketing/comunicazione/2009/la-punta-di-cioccolato-del-cornetto/ è la fonte della scoperta) o l’Amuchina Igienizzante mani .

Ecco quindi perchè l’utilizzo delle fan page presenta oggi grossi vantaggi rispetto al vero sito web (anche se ovviamente non può sostituirlo del tutto) in termini di pubblicità: innanzitutto gli utenti passano ormai ore online su Facebook e sono sempre in cerca di qualcosa di nuovo da “idolatrare”. Una volta che l’utente avrà trovato la pubblicità di un prodotto che gradisce o che semplicemente lo “invoglia”, cliccherà sul link alla pagina del prodotto in questione. Notando poi l’alto numero di “affezionati” a quel prodotto, sarà indotto a diventare lui stesso fan. Da qui, gli sforzi per trasmettere a lui e a tutti i suoi amici i messaggi che riteniamo di dover diffondere saranno decisamente minimi… basterà limitarsi ad aggiornare frequentemente e con contenuti INTERESSANTI le nostre fan page. L’utente vedrà comprarire tutte le news relative a quel tale prodotto sulla propria homepage di facebook, senza doversi collegare a specifici siti web, Google Reader o simili… In questo modo il tempo dello svago dei nostri utenti viene automaticamente convertito in tempo per i “consigli per gli acquisti”. (v. anche post su MAPENDO http://www.mapendo.it/2009/09/facebook-perche-usare-il-social-network-per-fare-promozione/#more-656)

“I clienti sono scettici, ma hanno fiducia nei loro amici” (Tu sei rete, D. Casaleggio)

Il potere degli “amici” (che si intendano quelli veri o quelli che conosciamo solo per il loro “avatar”) è, in questo campo, infinito. La più grossa barriera per chi inizia a promuovere prodotti su Facebook è infatti quella di INIZIARE a raccogliere adepti. E chi meglio dei nostri amici potrebbe aiutarci nell’impresa? Spargendo la voce in modo diretto, chi vorrà offrirsi di darci una mano si interesserà al prodotto. Dal concetto di “amici” si passerà a quello di “conoscenti” o “amici di amici”, ovvero al secondo grado di separazione. Entreranno quindi in campo i “legami deboli”, ovvero quei legami che tengono VIVE le reti sociali. Se non fossimo in qualche modo collegati con qualcuno a noi non così “vicino” la voce non si spargerebbe mai, sarebbe anzi destinata a circolare per breve tempo all’interno della stessa cerchia di persone. In questo modo, invece, il nostro compito iniziale di catalizzatori lascerà spazio a quell’effetto naturale chiamato “esternalità di rete” o (social) network effect.

In economics and business, a network effect (also called network externality) is the effect that one user of a good or service has on the value of that product to other people.

The classic example is the telephone. The more people own telephones, the more valuable the telephone is to each owner. This creates a positive externality because a user may purchase their phone without intending to create value for other users, but does so in any case.

The expression “network effect” is applied most commonly to positive network externalities as in the case of the telephone. Negative network externalities can also occur, where more users make a product less valuable, but are more commonly referred to as “congestion” (as in traffic congestion or network congestion).

Over time, positive network effects can create a bandwagon effect as the network becomes more valuable and more people join, in a positive feedback loop.

(fonte forse scontata ma sempre utile: http://en.wikipedia.org/wiki/Network_effect)

come migliorare il proprio business online con Twitter!
http://www.here.org.uk/2009/04/how-to-use-twitter-to-grow-your-online-business.html
e non dimenticate il NOSTRO twitter:

http://twitter.com/CampusDellaModa


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