Fashion Web Marketing

Posts Tagged ‘iPhone apps

kate spade ny instagram

Non mi dite che avete un iPhone e non avete scaricato la App di PhotoSharing che fa impazzire il mondo! Instagram è gratuita e… se ti ci appassioni, non riuscirai più a guardare il mondo con gli stessi occhi: scoverai in ogni angolo una perfetta inquadratura 😉
Questo articolo di Mashable riguarda appunto Instagram.

Da quando è stato introdotto l’hashtag (con lo stesso principio di quello di Twitter) i brand hanno iniziato a sfruttare questo mezzo come veicolo di marketing e di interazione con i fan… Ad esempio, Brisk Iced Tea, una divisione di PepsiCo, ha invitato gli utenti a scattare foto con l’hashtag #briskpic per avere l’opportunità di comprare su una lattina che verrà distribuita durante la prossima conferenza SXSW. Sono state uploadate più di 1500 foto.

Anche RedBull, Starbucks, NPR, Levi’s Brazil, la Fashion Label Kate Spade e tanti altri brand sono approdati su Instagram, e sembrerebbe proprio essere un’ottimo opportunità per il lancio di nuove e divertenti iniziative consumer.

Tra l’altro è possibiler per un utente pubblicare su Facebook, Twitter e Foursquare (per ora, poi chissà che non aggiungano nuove Features..) le foto caricate su Instagram.. quindi sarebbe un modo in più per popolare i profili Social che spesso i brand faticano tanto ad aggiornare con notizie interessanti 😉

Annunci

Louis Vuitton App iphone

Louis Vuitton ha da poco proposto una nuova applicazione iphone, Amble, che fornisce indicazioni su luoghi interessanti da visitare a seconda della città in cui si trova l’utente (a partire dalle City Guide dello stesso brand).

L’iniziativa più interessante è però quella lanciata sulla Facebook Fan Page del brand: da questa si accede infatti ad un’applicazione, Mon Monogram, che permette agli utenti di progettare la proprio borsa LV personalizzata per poi acquistarla sullo store ufficiale del brand. Gli utenti possono poi inviare “regali” virtuali ad altri utenti.
L’analisi di WaveMetrix ci indica che questa iniziativa ha avuto un impatto estremamente positivo (più di quanto non succedesse con i post sul life-style pubblicati dal brand), a giudicare dal buzz, sull’immagine del brand e sulle discussioni legate all’acquisto.

lacoste QR code bat ball
Sempre più brand stanno intraprendendo la strada dei QR code: uno degli ultimi in ambito fashion è stato Lacoste, che ha ridefinito il concetto di Window-shopping inserendo nelle proprie vetrine un QR code tramite il quale i possessori di smart phone potevano accedere al gioco Lacoste Championship
(il classico bat and ball, una sorta di tennis in miniatura, v. immagine) condividendone i risultati su Facebook con i propri amici.
Una volta concluso il gioco, gli utenti potevano registrarsi per ottenere uno sconto del 15% sui capi in vendita e, per i più fortunati, anche la possibilità di accedere all’ultimo match di tennis sponsorizzato dal brand.
La cosa interessante stava nella possibilità di accedere al sistema Lacoste che permaneva per molto tempo anche dopo la chiusura del negozio.
Fonte: socialmediatoday.com

Ed ecco un’altra iniziativa interessante, di quelle che CI piacciono tanto perchè uniscono il marketing tradizionale all’interattività e alla connettività del web (grazie agli Smartphones): è la trovata pubblicitaria a cui ha pensato Calvin Klein per la nuova campagna Jeans Fall 2010.
Link:
Il cartellone pubblicitario contiene un QR code che i passanti possono fotografare col proprio smartphone per visualizzare poi il vero spot di 40 secondi, condividerlo su Facebook e Twitter e connettersi al sito. L’incorporamento di codici QR in media tradizionali permette quindi la traslazione della audience engagement da offline a online.
Che sia giunto davvero il momento, per tutti, di procurarsi un iPhone? (sono riuscita a resistere senza fatica fino ad ora… ma tra realtà aumentata, applicazioni di web megazine interattivi, shopping online pensato appositamente per chi naviga da uno smartphone… la resistenza inizia a farsi ardua)

[fonte: RUGBY by Ralph Lauren ]

Molti dei più famosi fashion brands si sono recentemente focalizzati sulle mobile apps.

Ma poca attenzione è stata rivolta, invece, ai mobile websites. A volte questi ultimi potrebbero invece avere più senso rispetto alle applicazioni.

Innanzitutto gli HyperLink: il loro potenziale è formidabile. Inventati da Tim Berners-Lee per fungere da semplici connessioni, sono stati poi trasformati da Google in  “moneta di scambio”. Quando cerchiamo qualcosa sul web, i motori analizzano i link per valutare le relazioni tra i vari contenuti.

Purtroppo le applicazioni mobile non hanno niente come gli URL a cui si possano associare hyperlink: appaiono quindi come una sorta di “cittadini del web” di seconda classe e conducono quindi un’ esistenza quasi isolata.

Ad esempio, ‘googlando’  “Chanel Fashion Show”  troviamo un video di una sfilata per la collezione Primavera/Estate 2010.  Cliccando poi sul link, ci si apre sul browser del telefonino la pagina  ufficiale Chanel.com e NON l’applicazione iPhone Chanel, nonostante l’avessimo installata.

In questo senso, per assicurare ai propri clienti un’esperienza “usabile”, Chanel dovrebbe sviluppare un sito Web Mobile ottimizzato per la ricerca e la visualizzazione sui browser mobile, anche per quegli utenti che avessero l’applicazione iPhone già installata. Il risultato sarebbe quello di avere doppi costi di sviluppo e diverse interfacce untete per lo stesso contenuto.

Per non parlare poi delle piattaforme. Le applicazioni dipendono dalla piattaforma e dal device. Oggigiorno le piattaforme dominanti sono iPhone OS, Android OS, Web OS, Symbian e RIM OS. Ma pian piano ne verranno fuori sempre di nuove, con conseguente e crescente frammentazione.

Questo implicherà poi un team di developers al lavoro che sappiano lavorare con tutte le diverse piattaforme per poi testarle. Tutto ciò diventa un processo costoso in termini di tempo e denaro, confrontato con la semplicità della costruzione e caricamento di un normale sito web per il mobile.

C’è poi la barriera costituita dagli application stores “recintati”, che hanno il potere di respingere le applicazioni degli utenti per i motivi più disparati.  Per un sito web, il motore di ricerca non pone nessuna barriera o processo di approvazione. Purtroppo non c’è modo di “raggirare” questo ingombrante aspetto dell’application review, in quanto le applicazioni non sottoposte a controlli potrebbero davvero danneggiare il nostro smartphone. I virus mobile non sono certo per deboli di cuore.

In alcuni casi lo sviluppo di una vera e propria applicazione è sì più utile: quando si parla di strategie che richiedono una valocità e una grafica da videogioco, processori audio potenti o l’accesso alla webcam o alla rubrica del telefono…

In altri casi, però, l’app non è così necessaria. Questo anche grazie all’avanzamento tecnologico dei browser web per Mobile, che permettono ora l’allocamento di dati in locale, la geo-localizzazione e interfacce utente multi-touch.

Il consiglio è quindi quello di seguire l’esempio di alcuni brand come Volkswagen  (m.vw.com) o New York Times (mobile.nytimes.com): siti web ottimizzati per il Mobile e sviluppati in diverse versioni per sfruttare al meglio le potenzialità dei diversi tipi di device.

Nel settore del fashion, chi a prendere questa direzione è stato Ralph Lauren, che ha lanciato siti come m.ralphlauren.com e m.rugby.com.

Non fraintendiamo: iPhone (e ora anche iPad) sono incredibili strumenti splendidamente creati per mostrarci contenuto “cool”. Non c’è nulla di male nel creare applicazioni device-specific quando si hanno i giusti contenuti e le giuste tattiche di buzz digitale. Se però si devono affrotnare investimenti a lungo termine e strategici legati all’ambito Mobile, i brand dovrebbero davvero focalizzarsi sul Mobile Web.

Ricordiamoci che i siti web Mobile si integrano perfettamente agli altri protagonisti del mondo digitale grazie a in/out-bound links.

Al contrario, le applicazioni mobile sono un passo indietro, ferme all’era buia della dipendenza dalla piattaforma che rende sicuramente più difficile la libera circolazione di un contenuto su internet.

In conclusione: la scelta deve essere ben ponderata 🙂

fonte dell’articolo: http://www.businessoffashion.com/2010/04/fashion-2-0-why-brands-should-focus-on-mobile-web-not-mobile-apps.html


Eugi’s Tweets:

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Mag    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

i Like…



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: