Fashion Web Marketing

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In occasione delle Fashion Week vi segnaliamo un articolo in cui vengono citate alcune nuove APPS per mobile “indispensabili” per chi frequenterà gli eventi e le sfilate:

Fashion GPS Radar: permette agli utenti di registrarsi agli eventi delle Fashion Weeks, localizzare gli show su una mappa interattiva e fare check-in tramite lo scanning di un barcode personale. Tramite questa app i produttori dei fashion show potranno mandare inviti, organizzare i posti a sedere e tenersi aggiornati sugli spostamenti degli editors e dei buyers.

Made Fashion Week (personalmente trovo sia l’app più interessante e innovativa tra quelle proposte): si tratta dell’app (per iPhone, iPad e Android) sviluppata proprio dalla casa di moda MADE. La tecnologia di audio-encoding di questa APP riesce a riconoscere i diversi look durante la sfilata tramite suoni non udibili dall’orecchio umano. In questo modo chi parteciperà ad una sfilata di MADE potrà automaticamente visualizzare e scaricare immagini di alta qualità relative al look di interesse in real-time, per poi twittarle, condividerle o semplicemente prendere appunti su ogni singolo look. Si potranno inoltre scaricare i brani musicali trasmessi durante la sfilata. La cosa interessante è che questa app funziona anche se non ci si trova sul luogo fisico dell’evento: anche guardando un livestream potremo far credere a tutti i nostri amici di trovarci tra il pubblico della sfilata.

Front Row, l’applicazione di W magazine, permette invece di scovare ristoranti, saloni, negozi e destinazioni culturali nelle Fashion Week cities a chi si volesse prendere una pausa tra un fashion show e l’altro. L’app comprende anche un calendario eventi delle Fashion Weeks e raccoglie tutti i Tweet relativi alle sfilate.

front row app fashion week

Per hi avrà la fortuna di partecipare a qualcuno di questi eventi.. buon divertimento! ! !


Ecco un ottimo esempio di democratizzazione del mondo della moda:
come anticipato dall’articolo postato mesi fa da ReadWriteWeb riguardo al crowdsourcing nel mondo dell’Haute Couture, 
assistiamo ora al lancio del sito vero e proprio di Fashion Stake:
http://www.fashionstake.com/
La piattaforma, oltre allo showroom virtuale che permette di visualizzare i capi, prevede il supporto finanziario “dal basso” (ovvero dagli utenti del sito) delle collezioni proposte dai designer emergenti.
Il livello di “supporto” (Buyer, Funder o VIP) potrà essere scelto dall’utente, ma in ogni caso questi avrà la possibilità di pre-ordinare i capi online ad un prezzo scontato. 
Per alcune collezioni, i supporters “VIP” riceveranno in più un invito alla New York Fashion Week e la possibilità di usufruire di diversi privilegi.
La carta di credito verrà inoltre accreditata solo nel momento in cui il numero target di “supporters” verrà raggiunto. 
Ma ci pensate? Io, appassionata di moda (mettiamo il caso…) ho ora la possibilità NON SOLO di giudicare o dare un voto ad una collezione nuova, ma anche quella di dare un mio personale supporto al lancio sul mercato di questa stessa collezione aiutando un giovane designer che non avrebbe altri mezzi per fare strada in un modo sicuramente difficile da penetrare e pieno di “barriere all’entrata”.
Se poi, in cambio di una quota neanche esagerata di $$, ho anche la possibilità di partecipare alla settimana della moda a N.Y.. beh… mi ci tuffo!!
Lunga vita al crowdsourcing!

Ecco  alcune ultime TIPS da segnalare prima di andare in vacanza:
In questo articolo (un pò più tecnico e improntato all’analytics rispetto a quello di cui mi occupo di solito) http://fashionablymarketing.me/2010/03/social-medias-impact-on-new-york-fashion-week/
si vuole analizzare l’impatto che ha avuto la copertura mediatica (su social media) relativa ai partner brands della NY fashion week sull’evento stesso.
Dai grafici ricavati da tool specifici per il Social Media Analytics emerge che i brand Maybelline, Starbucks e TRESemme hanno sì raggiunto l’obiettivo di organizzare eventi brandizzati durante la Fashion Week, ma non sono riusciti a generare quel buzz online consistente che avrebbe potuto portare ad un aumento della brand awareness e ad una maggiore copertura mediatica.
American Express, al  contrario, è riuscita in questo intento grazie a conversation online mediate da magazine online e avvenute attraverso bloggers, siti e social media. L’audience di questi siti e blogger, infatti, era sicuramente più matura e con una conoscenza più avanzata degli strumenti social, delle regole legate ai contenuti sul web e dell’ottimizzazione sui motori rispetto al target a cui ha puntato, ad esempio, Maybelline (per lo più donne con livello di istruzione medio-alto ma che fanno scarso uso dei Social Media e che si informano principalmente da realtà web molto commerciali come Bellazon.com e Stylelist.com, non troppo correlate con il circuito dei Social Network).
Queste conoscenze legate al web hanno fatto sì che American Express si guadagnasse una certa visibilità attraverso blogging, social networking e twitter.
Anche la partnership con l’evento “Naomi Campbell Haiti Relief Fashion Show” ha permesso poi ad American Express di accaparrarsi una buona fetta di online coverage. I numerosi riferimenti ah Haiti su Twitter, infatti, uniti a quelli legati a questo evento in particolare, hanno portato ad una copertura mediatica “mainstream”.

Eugi’s Tweets:

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