Fashion Web Marketing

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Sono ormai sempre più diffusi i micro-blog basati soprattutto su immagini, come Tumblr o (per rimanere in ambito Fashion) LookBook.nu .
Grazie ai tag gli utenti stessi creano categorie di argomenti grazie ai quali poi altri utenti scovano i contenuti per loro più interessanti (entra quindi in gioco anche il concetto di Social Bookmarking).
L’ultima frontiera di questo fenomeno consiste nelle “bacheche virtuali” sulle quali gli utenti possono raccogliere e catalogare immagini (arte, illustrazioni, …), prodotti (abbigliamenti, tech, … ), ricette, citazioni e quant’altro e “seguire” le collezioni degli altri utenti con gusti simili ai propri.
Pinterest è proprio uno di questi network fatti di collezioni User-generated.

Svpply, competitor di Pinterest, è invece una piattaforma che unisce il concetto di micro-photo-blogging di Tumblr e il concetto di shopping online di Amazon, in cui gli Store stessi pubblicano immagini dei loro prodotti (v. esempio di store su Svpply) che gli utenti possono poi “seguire” (con “Follow this store”).

Su questo genere di siti-raccoglitori una delle categorie più popolate è proprio quella del Fashion. Lyst, sulla scia di Pinterest e Svpply, si focalizza infatti specificamente sul campo della Moda.
Come Pandora e Last.fm suggeriscono ascolti agli utenti basati sulle loro preferenze e su algoritmi automatizzati, Lyst si pone l’obiettivo di consigliare agli utenti capi di moda e designer interessanti in base alle “Lyste” da loro stessi create.
Tutto ciò per andare incontro a tutti gli utenti che sui siti di shopping online non sempre effettuano l’acquisto immediatamente ma preferiscono, invece, tenere traccia di quello che scovano e gradiscono sul web, per comprare poi in un secondo momento.
Ciò che gli utenti guadagnano nel popolare le proprie “liste” è feedback da parte di chi li segue, che è proprio il fattore che incentiva a proseguire con questo tipo di attività di condivisione.
A differenza di Pinterest e Svpply, con Lyst non si può “bookmark-are” qualsiasi contenuto presente sul web ma solo prelevare articoli dagli store dei partner. Il tutto risulta così più controllato e garantisce la qualità del contenuto sia agli store dei brand partner sia agli utenti stessi.
Per Lyst è prevista una commissione sulle vendite e un CPA (costo per azione) e vengono forniti ai partner dati statistici sui trend e la popolarità dei prodotti.

Vedremo quindi se saranno le previsioni basate su algoritmi automatici o il potere dei Social Media ad avere la meglio per rispondere alla fatidica domanda: “cosa mi metto oggi?”

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Louis Vuitton App iphone

Louis Vuitton ha da poco proposto una nuova applicazione iphone, Amble, che fornisce indicazioni su luoghi interessanti da visitare a seconda della città in cui si trova l’utente (a partire dalle City Guide dello stesso brand).

L’iniziativa più interessante è però quella lanciata sulla Facebook Fan Page del brand: da questa si accede infatti ad un’applicazione, Mon Monogram, che permette agli utenti di progettare la proprio borsa LV personalizzata per poi acquistarla sullo store ufficiale del brand. Gli utenti possono poi inviare “regali” virtuali ad altri utenti.
L’analisi di WaveMetrix ci indica che questa iniziativa ha avuto un impatto estremamente positivo (più di quanto non succedesse con i post sul life-style pubblicati dal brand), a giudicare dal buzz, sull’immagine del brand e sulle discussioni legate all’acquisto.

Banner GAP social

 

I banner ultimamente non sono più semplici immagini cliccabili: integrano sempre più spesso altri elementi multimediali, collegamenti con diversi canali appartenenti allo stesso brand, elementi interattivi e personalizzati a seconda dei gusti dell’utente etc…

GAP, a questo proposito, ha recentemente prodotto dei banner (visibili qualche volta, a rotazione, su mashable.com/social-media) in cui si possono visualizzare diversi capi dell’ultima collezione e che contengono, oltre al link allo store ufficiale, un collegamento al profilo del brand su Foursquare che permette, se cliccato, di ricevere uno sconto del 30% sui capi contenuti nel banner e di devolvere in beneficenza una parte del ricavato.

Questo tipo di advertisement, quindi, unisce in un solo banner due canali differenti per interagire con il brand, dimostrando agli utenti la propria “eticità”.

 


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